Forni e barbecue in muratura per grigliate indimenticabili

Barbecue da giardino in muratura

Può capitare durante il weekend di voler intrattenere i propri ospiti proponendo loro gustose ricette a base di carne o pesce alla griglia. Chi possiede un giardino delle giuste dimensioni può rivolgersi adnaziende specializzate che si occupano della progettazione e realizzazione di barbecue in muratura per ambienti esterni. I manufatti sono creati mediante l'impiego di mattoni refrattari, in grado di mantenere vive le fiamme all'interno del focolare, impedendo così al calore di disperdersi.

In questo modo si otterrà una cottura omogenea degli alimenti che garantirà al cibo un sapore unico e delizioso. La struttura portante del barbecue è realizzata mediante l'impiego di cemento armato. Ciò consente al manufatto di resistere alle intemperie. All'esterno si trova un piano di appoggio ideale per riporre il cibo una volta raggiunta la cottura ottimale, semplice da igienizzare e pulire poiché costruito in cotto smaltato.

Questo materiale risulta più igienico rispetto agli altri giacché non assorbe gli oli e i grassi degli alimenti, che in genere tendono ad accumularsi sopra il piano. La maggior parte di queste imprese effettuano la consegna del manufatto direttamente a casa del committente, ma non solo. Infatti è previsto anche il montaggio del barbecue da parte degli operatori. Nel caso in cui il cliente desideri montare da solo il prodotto, il prodotture fornirà una scheda tecnica contenente le istruzioni per una perfetta installazione.

Forni da giardino in muratura

Le aziende citate in precedenza si occupano non solo della produzione di barbecue da giardino ma anche della realizzazione di forni in muratura alimentati a legna. L'interno del focolare è realizzato in mattone refrattario così da garantire un'ottima resistenza alle temperature più elevate. I forni in muratura prodotti in mattone refrattario sono in grado di reggere maggiormente all'usura rispetto ai manufatti in cemento, decisamente obsoleti, che tendono a deteriorarsi prematuramente poiché non sono in grado di opporsi alle alte temperature.

In poco tempo si formeranno delle crepe nel cemento che porteranno a usura precoce del focolare. I suddetti forni presentano una struttura in cemento armato, resistente alle intemperie. La superficie del forno destinata alla cottura degli alimenti è di 90 cm, a differenza dei forni a legna tradizionali che in genere non superano i 60 cm di profondità. Inoltre è presente un piano di appoggio realizzato in cotto smaltato. Ciò consentirà di riporre il cibo all'esterno del forno una volta ultimata la cottura. Il piano è facile da igienizzare e pulire dal momento che non assorbe gli oli del cibo e i grassi, così da prevenire la formazione di batteri sulla superficie di lavoro.

Tre validi motivi per scegliere un barbecue o forno da giardino in muratura

Il primo motivo per scegliere un barbecue o forno per ambiente esterno in muratura è certamente legato alla solidità del manufatto. La struttura in cemento armato garantisce una resistenza all'usura maggiore rispetto alle griglie da giardino realizzate in acciaio, decisamente precarie. Un prodotto in muratura è capace di resistere alle intemperie senza riportare danni di alcun tipo. Il motivo numero due riguarda il sapore del cibo.

In genere i barbecue o forni in muratura possiedono un piano cottura creato mediante l'impiego di mattoni refrattari, in grado di mantenere vivo il calore all'interno del manufatto. In questo modo si potrà ottenere una rosolatura omogenea della carne o del pesce, rendendo i piatti succulenti e gustosi. Il terzo e ultimo motivo è collegato al design del prodotto. I forni in muratura sono in grado di arricchire un bel giardino con la loro presenza. Gli ospiti rimarranno certamente incantati dall'aspetto del focolare.

Ciò consentirà ai padroni di casa di poter organizzare pranzi e cene indimenticabili all'aperto. Se si desiderano ottenere maggiori informazioni riguardo le tipologie esistenti di forni, barbecue o qualsiasi altro manufatto dedicato ad ambienti esterni è possibile consultare il sito internet ufficiale dell'azienda produttrice Iacoangeli forni e barbecue.

Devo cambiare la porta blindata: come posso risparmiare?

Sono ben due i bonus a cui si può accedere per ottenere una detrazione fiscale quando si deve sostituire una porta blindata: ecco di che cosa si tratta. L’azienda Moretti, esperta di porte blindate a Udine, ci spiegherà come funzionano questi due incentivi.

Sostituire una porta blindata può essere un intervento costoso, ma al momento per fortuna nel nostro Paese sono previste ben due tipologie di incentivi fiscali che rendono il tutto più conveniente: si tratta del bonus risparmio energetico e del bonus sicurezza, noto anche con il nome di bonus ristrutturazione. La detrazione, quindi, può essere ottenuta in tutti e due i casi. Vale la pena di capire, però, quali sono le più significative differenze fra le due soluzioni.

Che cosa cambia tra il bonus sicurezza e il bonus energetico

Una prima differenza importante è quella che riguarda il tetto di spesa che si può detrarre: per l’ecobonus, infatti, la soglia è di 60mila euro, mentre per il bonus sicurezza è di 96mila euro. La pratica ENEA, inoltre, è obbligatoria solo nel caso del bonus risparmio energetico. Ancora, l’ecobonus presuppone dei massimali al metro quadro e il soddisfacimento di requisiti ben precisi in termini di trasmittanza termica, ma ciò non avviene per il bonus sicurezza. Quest’ultimo, però, richiede che per beneficiare dello sconto in fattura si abbia una SCIA o una CILA aperta; non c’è tale vincolo con l’ecobonus, che richiede tuttavia di rispettare i valori dei massimali.

Quale soluzione è più conveniente

Quasi sempre risulta più vantaggiosa la detrazione applicata con il bonus ristrutturazione. Deve essere chiaro, comunque, che tale incentivo fiscale vale solo quando la porta blindata che si acquista va a sostituirne una già esistente, e non quando se ne installa una nuova. Il bonus, insomma, è valido unicamente nel caso in cui una porta normale venga sostituita con una porta blindata, proprio perché ciò assicura un miglioramento dal punto di vista della sicurezza.

Le informazioni utili per l’accesso al bonus

Entrambi i bonus sono del 50% e disponibili non solo per i proprietari e i nudi proprietari, ma anche per i comodatari, per i locatari, per i familiari conviventi e per tutti coloro che abbiano un diritto di godimento, sia esso di superficie, di abitazione, d’uso o di usufrutto. Qualora si decida di vendere la casa nei 10 anni successivi, il bonus viene perso; o, per meglio dire, la parte residua viene trasferita a chi compra la casa. Ovviamente le parti sono libere di sottoscrivere un accordo che preveda qualcosa di diverso.

Il bonus sicurezza e la sostituzione della serratura

Il bonus sicurezza viene garantito anche nell’ipotesi in cui si scelga di sostituire unicamente la serratura, dal momento che anche questo tipo di sostituzione fa parte della categoria sicurezza. È chiaro, infatti, che andando a cambiare la serratura si rende la casa più sicura. Ecco perché tale intervento può essere abbinato a una detrazione al 50%, senza che vi sia la necessità di trasmettere all’ENEA una pratica ad hoc. La detrazione è valida per ognuna delle 5 classi antieffrazione delle porte blindate.

Riscaldamento a pavimento a secco a basso spessore: cosa è e come funziona

Per un sistema a pavimento radiante serve sicuramente un certo spessore.
Quando questo non c’è, la soluzione migliore è un impianto a pavimento a secco, perché lo spessore richiesto è molto basso.
Se non sai di che si tratta ma sei interessato, continua a leggere questa piccola guida a riguardo.

I MOTIVI

Perché optare per un impianto a secco?

La motivazione è piuttosto semplice: spesso non si dispone dello spessore minimo per i pannelli radianti, ossia quelli tradizionali.
La prima cosa da tenere in considerazione è la legge: essa vieta di poter possedere ed installare i pannelli radianti classici in assenza di uno spessore minimo, ma permette un impianto di riscaldamento a pavimento a secco.
Cosa vuol dire? Semplice: vengono posati in assenza di massetto.

Questa tecnica rispetta ogni singolo punto della norma UNI-EN 1264, la quale definisce minuziosamente i requisiti per l’installazione dei sistemi radianti che vengono alimentati ad acqua a scopo di riscaldamento e raffreddamento.
Tale legge regola non solo ciò, ma anche gli standard di sicurezza e le tipologie di isolanti, di protezioni e di componenti edili utilizzati.

IMPIANTO RIBASSATO: COS'È E COME FUNZIONA

Come viene realizzato un sistema di riscaldamento a secco?

Per un sistema di riscaldamento tradizionale con pavimento radiante esistono due opzioni diverse per la posa dei pannelli:

  • Posa a secco;
  • Posa sul massetto.

Quella classica avviene sul massetto, ma con un pavimento spesso circa 15 cm, con altri 5 da prendere per una posa corretta.
In assenza di tutti questi cm, la soluzione è scegliere un impianto ribassato.

In questo caso, dove il massetto manca, le lastre verranno incastrate tra di loro senza utilizzo di calcestruzzo o altre pose simili, ma saranno i tubi dove l’acqua circola a scambiare il calore con la pavimentazione, in un ciclo diretto.
Per rendere tutto ciò possibile i pannelli sono generalmente realizzati in polistirene, con alloggiamenti per i tubi pre-sagomati.
Una volta posati, i pannelli vengono ricoperti con lastre di acciaio, sempre zincato, che consentono l’applicazione a colla del pavimento nel suo formato finale.
In questo modo viene garantito uno scambio di calore adeguato.

Il risparmio in termini di centimetri è considerevole e, soprattutto lì dove non si può ridurre l’altezza di un locale, questa posa appare l’unica soluzione efficiente.
Un’idea sempre più apprezzata, tanto da poter trovare in commercio pannelli ribassati o pavimenti in legno per il riscaldamento a pavimento a secco anche a partire da soli 15 mm e

PRO E CONTRO

Vantaggi e pecche di questo tipo di impianto

Il primo, grande, pro che riguarda questa tecnica è la soluzione offerta in assenza di massetto.
Ma esistono molti altri vantaggi, ossia:

  • Spessore e peso ridotti;
  • Bassa inerzia termica;
  • Velocità di installazione.

Il primo punto, infatti, non riguarda solo lo spessore, ma anche il peso.
Il risparmio in termini di kg è notevole, con una riduzione tale da arrivare a soli 10 kg/mq.
Questo riesce a garantire installazioni in ambienti con altezze molto ridotte ed un tempo di posa rapidissimo. A volte bastano pochi giorni, soprattutto per le ristrutturazioni, dove esistono già scheletri di pavimentazioni precedenti.

L’inerzia termica, invece, non è altro che la capacità di riscaldarsi molto più celermente rispetto ad un impianto che concepisce la presenza del massetto.
In termini pratici, si parla di risparmio energetico, con una percentuale che si aggira intorno al 14%.
Tutto ciò è possibile grazie alla velocità di risposta della caldaia, sia in accensione che in spegnimento. Indicato, quindi, non solo per chi non dispone di altezza per la pavimentazione, ma anche per chi voglia risparmiare accendendo e spegnendo spesso il proprio riscaldamento.

Il principale svantaggio, invece, riguarda i prezzi dei singoli pannelli radianti.
Tuttavia, c’è da dire che la spesa iniziale viene bilanciata da un minor costo complessivo del lavoro.
In modo particolare, però, il maggior dispendio economico si realizza sul legno, perché la posa sul parquet è molto rischiosa e necessita di attenzioni particolari: sia dal punto di vista dell’installazione che da quello dei prodotti utilizzati.

I COSTI

Qual è il prezzo per un sistema di riscaldamento a secco?

Il costo varia e dipende da svariati fattori.
Tutto sommato, però, si può dire che i pannelli sottili si aggirano intorno ai 50 euro al mq, mentre gli ultra-sottili raggiungono i 100 euro.
La posa, invece, è stimata sui 120 euro al mq.
In ogni caso, appare necessario un sopralluogo per definire precisamente la spesa da sostenere: ogni pavimentazione è a sé ed i lavori devono essere eseguiti alla perfezione per evitare problemi in futuro.

Cos’è il coordinatore della sicurezza nei cantieri

La figura del Coordinatore di Sicurezza è quella di un tecnico specialista addetto alla prevenzione del rischio nel cantiere edile che è tenuto a ricoprire un ruolo intermedio tra progettista e committente, perché deve pianificare gestire e organizzare gli aspetti della sicurezza, sia in fase di progettazione che di esecuzione degli interventi.

Per legge è una figura fondamentale nell'ambito dei cantieri temporanei o mobili del settore edile e civile, nel settore stradale e ferroviario ed è un professionista che si occupa di coordinare le varie aziende coinvolte nelle varie fasi progettuali e realizzative.

Quando interviene il Coordinatore della Sicurezza nei cantieri

I principali scenari di intervento della figura del Coordinatore sono due. Interviene in fase di progettazione con la redazione del piano di coordinamento per la sicurezza, un documento tecnico regolamentato a livello normativo in modo molto stringente per contenuti, ma relativamente flessibile per forma, che è necessario per prevenire l'insorgenza di problematiche e rischi in grado di esporre a pericoli i lavoratori.

Si presenta poi in fase di esecuzione sul cantiere con ispezioni preventivate e a sorpresa, per sorvegliare l'andamento del progetto, controllando attivamente che ci sia un'applicazione totale delle regole che sono state previste in fase progettuale dal professionista che si è occupato di questo aspetto.

Per quanto riguarda la sicurezza non è necessario che il coordinatore sia lo stesso nei due campi, ma ci deve essere comunque lo scambio di informazioni per garantire il corretto svolgimento dei lavori.

Non bisogna confondere il Coordinatore della sicurezza con i Responsabili del servizio Prevenzione e Protezione, che invece si occupano della salute dei lavoratori insieme ad altre figure professionali, al fine di prevenire situazioni a rischio in fase di progettazione.

Il Coordinatore per la Sicurezza deve redigere il Piano di Sicurezza e di Coordinamento. Si tratta di un documento che per legge è obbligatorio nel caso in cui sono stesso cantiere sono presenti più aziende che si occupano dei lavori, sia per conto del settore privato che quello pubblico.

Quali sono gli obblighi del Coordinatore per la Sicurezza

In vari corsi come quello di Tecno Living Pavia vengono analizzati gli aspetti di rischio e le metodologie per determinare la presenza e l'implementazione delle misure di prevenzione per la tutela dei lavoratori e l'eventuale manifestazione di interferenze che possono esporre a problematiche gravi chi interviene sul cantiere.

L'omessa redazione del Piano per un qualunque cantiere prevede un arresto da 3 a 6 mesi, commutabile un'ammenda dai €3000 ai €12000, inoltre il Coordinatore deve predisporre la redazione del fascicolo, necessario per la consultazione delle informazioni per la prevenzione e protezione dai rischi dei lavoratori, secondo le specifiche norme che regolamentano la buona tecnica.

In fase di esecuzione, invece, il Coordinatore ha il compito di sorvegliare che i lavori abbiano un corretto andamento e nel caso di inadempienze deve segnalarle al committente, oppure all'eventuale Responsabile dei Lavori nel caso in cui non ci sia coincidenza fra le due figure, che sono tenute a provvedimenti e a ottemperare alle indicazioni del tecnico.

Inoltre deve controllare che le imprese e i lavoratori autonomi applichino veramente le indicazioni che si trovano nel Piano che è stato redatto e accettato nella fase precedente e che questo sia idoneo.

Di solito questo passaggio è necessario soltanto nel caso in cui il coordinatore in progettazione sia non coincidente con quello sul cantiere. Fra i suoi obblighi c'è anche quello di effettuare gli adeguamenti del piano e le migliorie necessarie e organizzare le fasi di cooperazione e coordinamento fra gli incaricati.

Inoltre eventuali inosservanze devono essere segnalate al responsabile dei lavori o direttamente al committente, con azioni in risposta che prevedono la sospensione temporanea del lavoro, l'allontanamento dei soggetti non ottemperanti dal cantiere se non addirittura l'eventualerisoluzione del contratto se da parte del committente o del responsabile non vengono presi i provvedimenti suggeriti.

È pacifico, però, che il Coordinatore è tenuto ad agire in esclusiva buona fede e a dimostrare tutti i casi in cui l'intervento si traduca in gravi conseguenze, pena la denunzia per falso in atto e la rimozione dal ruolo cn tutte le conseguenze sul piano civile, penale e professionale.

Inoltre in seguito alle indicazioni del Coordinatore deve essere effettuata una comunicazione alla direzione provinciale del lavoro per provvedimenti. Anche in mancanza di questo passaggio ci sono conseguenze gravi dal punto di vista giudiziario.

Infine è tenuto a sospendere il cantiere se c'è un pericolo grave o imminente, in attesa che vengano effettuati i necessari interventi per la messa in sicurezza e gli adeguamenti, a prescindere dai tempi necessari che non si possono subordinare alle richieste dei committenti.

Come si diventa Coordinatore della Sicurezza nei Cantieri

I requisiti necessari per accedere alla professione sono quelli di Laurea Magistrale in Ingegneria, Geologia o Architettura, con l'attestazione di espletamento di almeno un anno di attività lavorativa in questo settore, mentre nel caso di laurea triennale esperienza lavorativa deve essere di almeno un biennio.

Si può anche diventare Coordinatore con un Diploma di Geometra, oppure di Perito Industriale, Agrotecnico o Agrario e l'attestazione di esperienza nel settore delle costruzioni almeno triennale.

La figura del coordinatore sicurezza è indispensabile nei cantieri e per accedere al ruolo è necessario seguire un corso specifico di formazione che gli consenta di acquisire le competenze e gli strumenti necessari, in particolare quelli relativi alle normative, oltre che un corso di aggiornamento con cadenza di 5 anni per aggiornamenti sulle variazioni relative nelle leggi per il settore della sicurezza in edilizia e cantieristica civile.

La rivoluzione del camino tradizionale: il bioetanolo

Uno dei sistemi per il riscaldamento dell'ambiente delle abitazioni più apprezzati di sempre è sicuramente il camino. Si tratta di un sistema architettonico che presenta uno spazio per il focolare ed una canna fumaria per lo smaltimento dei fumi di scarto generati dalla combustione della legna da ardere. Il motivo che ha reso il camino uno dei sistemi di riscaldamento più apprezzati riguarda principalmente il suo valore estetico: la presenza di un camino all'interno di una casa rende l'intera abitazione molto più elegante.

Inoltre il camino è un sistema di calore molto efficiente, in grado di riscaldare spazi molto ampi, anche per diverse ore. Tuttavia il camino tradizionale presenta molti problemi, che riguardano principalmente il costo della sua manutenzione e l'inquinamento prodotto dalla combustione della legna. Per poter risolvere questi problemi sono stati ideati molti modelli diversi di camino, tra cui quello a bioetanolo. Data la grande rivoluzione che i camini a bioetanolo sono riusciti a effettuare in questo particolare tipo di mercato, in Italia sono nate diverse organizzazioni che si occupano della costruzione di camini di questo tipo, come MaisonFire. Questa particolare azienda è infatti uno dei maggiori produttori di camini a bioetanolo.

Come funziona un camino a bioetanolo

La principale differenza tra un camino tradizionale ed uno a bioetanolo riguarda il combustibile utilizzato per la produzione del calore. Un camino tradizionale, infatti, sfrutta la legna da ardere per generare una fiamma e produrre calore. Un camino a bioetanolo funziona praticamente allo stesso modo, ma con l'unica differenza che la legna da ardere viene sostituita dal bioetanolo, cioè un combustibile composto da soli elementi biologici. Di conseguenza il processo di combustione del bioetanolo non produce scarti tossici, ma si limita a consumare il bioetanolo facendolo reagire con l'ossigeno. Per questo motivo l'unica accortezza da prendere prima di utilizzare il camino è aprire le finestre per introdurre ossigeno nell'abitazione. La differenza tra i combustibili utilizzati può sembrare un fattore secondario, ma grazie ad esso l'intero funzionamento del camino cambia drasticamente.

I benefici dell'utilizzo di un camino a bioetanolo

L'utilizzo di questo combustibile per il funzionamento del camino permette di godere di moltissimi benefici, che riguardano principalmente due aspetti: il costo del camino e la sua praticità. In primo luogo bisogna sottolineare che un camino a bioetanolo risulta molto più economico della sua controparte tradizionale per quanto riguarda la manutenzione, la sua costruzione e l'alimentazione. Infatti, siccome il cammino in questione non produce fumi di scarto, non necessita di una canna fumaria.

Di conseguenza vengono tagliati tutti i costi che riguardano la costruzione di questo spazio architettonico. Per quanto riguarda il combustibile utilizzato per il suo funzionamento, il bioetanolo è un composto particolarmente economico, specialmente se paragonato alla legna da ardere, il cui costo è noto per essere molto alto (specialmente nelle aree maggiormente abitate, dove è difficile reperire la legna). Per quanto riguarda la praticità del camino, quello a bioetanolo è più conveniente per decine di motivi diversi. In primo luogo bisogna considerare che il camino può essere posizionato in qualsiasi spazio della casa, siccome la combustione del bioetanolo non produce né cenere, né fumo.

Proprio grazie alla libertà di non dover smaltire questi elementi, le aziende che si occupano della costruzione dei camini a bioetanolo hanno ideato diversi modelli di camino di questo genere. I più famosi sono sicuramente il camino a bioetanolo incassato nelle pareti ed il cosiddetto camino da terra. Il primo è molto simile ad un camino tradizionale, ma non presenta la canna fumaria. Di conseguenza la forma del focolare dipende dalla pura creatività del cliente. Il camino da terra, invece, può essere installato come fosse un vero e proprio tavolino, sul quale è possibile utilizzare il bioetanolo per produrre la fiamma del camino. Si tratta di un'opzione dal design estremamente libero, molto utilizzata nelle case con un look moderno.

Parquet in bagno: quello che volevi sapere

Il parquet in bagno è una soluzione consigliata? Nelle prossime righe scopriremo tutto quello che c’è da sapere a proposito di questo tipo di pavimento, tra pregi e difetti.

Ne parliamo con gli architetti di Friuli Ristrutturazioni.

Nel caso in cui si decida di utilizzare il parquet in bagno, il primo aspetto di cui si deve tenere conto è quello relativo alla scelta dell’essenza, che deve essere il più possibile resistente all’umidità: da questo punto di vista il legno di teak è perfetto. In alternativa, c’è comunque bisogno di un prodotto che sia stato sottoposto a un trattamento ad hoc. Ci sono, in effetti, dei moderni trattamenti per effetto dei quali il parquet riesce a resistere più a lungo nel tempo, e che in più garantiscono una manutenzione semplice. Pertanto, se si ha in mente di mettere in bagno il parquet, è auspicabile affidarsi ai produttori che utilizzano tecnologie di questo genere.

Gli aspetti positivi (e quelli negativi)

Il parquet in legno è senza dubbio una soluzione di pregio dal punto di vista estetico, visto che si basa su un materiale – il legno, appunto – piacevole ed elegante, in grado di rendere qualsiasi ambiente accogliente. Tuttavia, non va trascurato il rovescio della medaglia, rappresentato per esempio dalla frequenza con la quale la manutenzione deve essere effettuata. Insomma, il parquet in bagno è di sicuro gradevole, ma al tempo stesso molto delicato: forse non è adatto in una casa in cui sono presenti degli animali domestici o dei bambini piccoli.

Una valida alternativa: il laminato effetto legno

Se però proprio non si ha intenzione di fare a meno allo stile del legno e alla sua resa estetica speciale, si può trovare una valida ed efficace alternativa nel laminato effetto legno, che garantisce un gran numero di vantaggi: dura a lungo nel tempo, costa poco ed è moderno. Inoltre, è disponibile anche una versione resistente all’acqua che, proprio per questa ragione, è perfetta per la pavimentazione del bagno. La manutenzione necessaria è minima, e graffi o macchie non rappresentano un problema. I laminati di ultima generazione assicurano standard di qualità molto elevati e, in più, riproducono il legno con un realismo eccezionale: ne deriva un aspetto raffinato e naturale. Ma oltre alla vista, anche la sensazione tattile è piacevole.

Il laminato al posto del parquet

In tutti i casi in cui il parquet in bagno potrebbe apparire un azzardo eccessivo, dunque, si può rimediare con il laminato effetto legno, caratterizzato da venature e finiture opache. La sua superficie idrorepellente è sinonimo di standard igienici molto elevati e al tempo stesso di una notevole facilità di pulizia. È possibile trattare le fughe fra i listelli in modo da prevenire la proliferazione di batteri, il diffondersi dello sporco e le infiltrazioni di acqua. In più, il mercato dei pavimenti laminati mette a disposizione un ampio assortimento di opzioni, destinate ad assecondare qualsiasi tipo di esigenza. In sintesi, il parquet in bagno è adatto solo in particolari circostanze, ma in commercio si trovano alternative di uguale efficacia e di pari qualità.

Zanzariere plissettate: come pulirle nel modo giusto

Quando parliamo di zanzariere facciamo riferimento a un oggetto molto utile, che assume particolare importanza soprattutto durante la stagione estiva, quando proteggersi dagli insetti diventa uno dei principali obiettivi di chiunque. Mediante l'utilizzo delle zanzariere ciò è possibile e allo stesso tempo la casa sarà comunque arieggiata. Questi oggetti inoltre, non proteggono soltanto dagli insetti, ma bloccano anche l'entrata di polvere e smog, in particolar modo se si abita in una zona trafficata.

Da un lato questa è una cosa assolutamente positiva, ma dall'altro significa che sulla zanzariera si andranno a depositare regolarmente polvere e detriti. Per tale ragione, è necessaria la pulizia delle zanziarere plissettate (vedi come fare https://www.shark-net.com/come-pulire-la-zanzariera-plissettata/), che risulta essere un'operazione fondamentale per l'igiene della casa. Tuttavia, si tratta di una cosa tutt'altro che semplice in quanto la stragrande maggioranza delle zanzariere sono molto fragili ed è quindi importante sapere come pulire nel modo giusto. Vediamo di seguito, come pulire le diverse tipologie di zanzariere e in particolar modo come pulire le zanzariere plissettate.

Zanzariere a rullo: come pulirle senza rovinarle

Queste zanzariere sono definite anche avvolgibili in quanto si chiudono verticalmente per poi essere fissate attraverso l'utilizzo di calamite. Siccome sono fisse, dopo che sono state montate non possono essere rimosse in alcun modo: si tratta quindi di zanzariere molto scomode sotto questo punto di vista e questo rende difficoltosa anche la pulizia.

Per pulirle correttamente dunque, è necessario l'utilizzo di una spazzola, con la quale si andrà a rimuovere a poco a poco la polvere, fino a che non vengono eliminati tutti i detriti più grandi che bloccano l'entrata dell'aria. La cosa fondamentale è operare con prudenza in quanto la rete di queste zanzariere è molto fragile e quindi esposta a rottura.

Pulire le zanzariere a telaio

In questo caso, rispetto a quello precedente, c'è un margine di movimento sicuramente più ampio e per questo motivo la pulizia di queste ultime risulta essere più semplice. Nonostante questo, anche le zanzariere a telaio richiedono grande attenzione e cautela, fondamentali per evitare di arrecare danni.

Il primo step prevede la rimozione degli schermi dai quali bisogna eliminare tutte le possibili tracce di polvere e detriti. Per quanto riguarda la zanzariera vera e propria, tutto ciò che bisogna fare è lavare la rete con acqua e deterstivo, aiutandosi con una spugna che deve essere usata con delicatezza. Infine bisogna risciacquare, evitando di utilizzare un getto d'acqua troppo potente per evitare appunto che la rete si rovini e diventi inutilizzabile.

Zanzariera plissettata: come pulirla alla perfezione?

Per sapere come lavare la zanzariera plissettata, è importante seguire alcuni semplici passaggi. Una delle cose più importanti, è la pulizia della guida a pavimento: quest'operazione deve essere effettuata con costanza e per farlo nel modo giusto basta soltanto passare la scopa o l'aspirapolvere, in base a ciò che si ha a disposizione. Così facendo, si va a rimuovere correttamente sia la polvere che i resti di insetti.

Anche la pulizia della rete è particolarmente importante: come nei casi precedenti, anche in questo caso si tratta di un'operazione che va effettuata con estrema cautela. Si tratta però di una cosa molto semplice in quanto basta munirsi di una spugna imbevuta di acqua e detersivo e passarla delicatamente. I materiali con cui sono realizzate queste zanzariere impediscono l'utilizzo di alcuni prodotti, che quindi bisogna evitare: tra questi troviamo quelli a base di grassi ed acidi. Per un'igiene più profonda e un maggiore splendore, è possibile utilizzare anche il vaporetto, sempre con grande attenzione.

 

 

Arredare la propria casa con credenze antiche

Hai ereditato una credenza antica, l’hai vista in un mercatino e non hai saputo resistere, hai visitato il sito NowArc ed hai visto la credenza che da bambino vedevi a casa deli nonni, bene, adesso sei davanti al problema della sua collocazione all’interno della tua abitazione.

Niente paura, anche se la tua casa è arredata in stile moderno, è sempre possibile trovare una soluzione che permetta di inserire il tuo nuovo mobile antico senza creare delle stonature di design.

Che si tratti di credenze o di comodini antichi, di specchi vintage o qualsiasi altro elemento d’arredo, si troverà sempre il modo di mescolare stili antichi con quelli moderni, senza avere per questo un effetto poco piacevole.

La scelta della collocazione per le credenze antiche non è detto che debba per forza essere la cucina, a differenza di letti e comodini antichi che giocoforza devono essere inseriti nelle camere, la nostra credenza antica risulta più versatile e soprattutto è semplice trovarne la collocazione senza creare contrasti.

La prima soluzione è quella di posizionarla in cucina; in questo caso se inserita in una cucina moderna, siamo davanti ad una vera sfida. Dovremo pensare a come fare spiccare la cucina antica nel contesto moderno, quindi anziché cercare di integrarla cercheremo di renderla l’oggetto protagonista dell’ambiente.

Il posizionamento in bagno è un’altra soluzione, ovviamente se le dimensioni dello stesso lo permettono. In genere la stanza da bagno non ha stili particolarmente moderni, quindi la nostra credenza antica non sarà fuori posto, potrà essere utilizzata come utile contenitore per asciugamani e scorte.

In camera, le credenze antiche, specialmente quelle con vetrine, sarà possibile utilizzarle in camera utilizzandole come librerie e come depositi per la biancheria. Qui l’accostamento antico e moderno risulta sicuramente meno gradevole, comunque la giusta posizione può dare un tocco interessante.

Ci è rimasta solamente la zona giorno, collocare la credenza antica in un salotto o in una sala da pranzo può essere una delle soluzioni che sicuramente possono dare l’effetto di un arredamento curato. È importante in questo caso evitare l’usi di troppi accessori e suppellettili. L’obiettivo è quello di avere un angolo dove la protagonista è la credenza, senza cercare di mascherarla; è come appendere alla parete un quadro antico, sarà difficile che stoni.

Per ultimo potremo collocare la nostra credenza anche all’aperto, sotto ad una tettoia o in una veranda, facendo però molta attenzione nel posizionarla laddove non possa essere colpita da intemperie.

La nostra credenza antica acquistata da NowArc sarà pronta ad essere posizionata nella nostra casa, talvolta però le credenze antiche hanno bisogno di qualche manutenzione.

La lucidatura e la verniciatura del legno, la manutenzione alle cerniere ed alle parti vetrate, sono operazioni che possono essere necessarie. La valutazione da fare è se siamo in grado di farlo da soli o meno, attenzione che se non siamo proprio degli appassionati del fai da te, possiamo danneggiare anziché’ ricondizionare il nostro mobile. Sempre meglio affidarsi a specialisti.

Gli step necessari per accedere all’ecobonus 110%

Chi deve sostituire gli infissi o effettuare lavori in casa, finalizzati all’efficientamento energetico, può usufruire del bonus infissi 110%, misura affiancata al Decreto Rilancio per alleggerire le spese. L’ecobonus 110% offre una serie di vantaggi tangibili da un punto di vista economico, ma devono essere rispettati determinati requisiti. Ce ne parla lo staff di Serramenti Udine by Gioma.

Nello specifico è possibile recuperare in 5 anni, nella forma di credito di imposta, il 110% dell’investimento sostenuto per un massimo di 90.000 euro in caso di sostituzione della caldaia (classe A) oppure di installazione di un cappotto termino. Il tetto di spesa massimo per la caldaia è di 30.000 euro, per il cappotto termico è di 60.000 euro.

Quali interventi rientrano nell’ecobonus 110%?

I lavori effettuati, per rientrare nell’agevolazione fiscale, devono garantire un aumento di due classi energetiche o il miglioramento massimo tecnicamente raggiungibile. Per ottenere ciò è necessario assicurare l’isolamento di almeno il 25% dei muri dell’immobile, con un limite massimo di 60.000 euro per unità abitativa. In alternativa è richiesta l’installazione di caldaie a condensazione o pompe di calore, per un limite massimo pari a 30.000 euro per ogni unità abitativa.

Chi effettua uno di questi due interventi, può inoltre combinare la sostituzione delle schermature solari, come tende da sole o tapparelle, o la sostituzione degli infissi per un massimo di 60.000 euro, o impianti fotovoltaici per un massimo di 48.000 euro.

Quali sono i requisiti richiesti per accedere all’ecobonus 110%?

Non tutte le case possono accedere all’ecobonus 110%, ma devono rientrare entro determinati parametri. Innanzitutto i lavori vanno effettuati in case singole o condomini, non in costruzione, che devono risultare prima casa e di cui non usufruiscono le persone fisiche, ad esclusione degli interventi sostenuti dagli IACP o cooperative sociali.

Chi è proprietario di un appartamento in un condominio, di una villetta unifamiliare come seconda casa o ha un locale adibito ad attività commerciale, non può accedere al bonus.

Chi invece è proprietario di una casa all’interno di un condominio che deve essere ristrutturato per intero o di una villetta unifamiliare in cui vive, può accedere al bonus.

Come accedere al bonus?

Il decreto Rilancio e l’ecobonus sono entrati in vigore a partire dal primo luglio e scadono il 31 dicembre. Dopo aver presentato la domanda, è necessario l’intervento di un termo-termico certificato che deve verificare la presenza dei requisiti richiesti per accedere al bonus. In particolare il professionista, sotto sua responsabilità, accerta che le spese effettuate sono idonee ad eventuali verifiche di correttezza da parte dell’Agenzia delle Entrate. All’occorrenza è possibile cedere il credito d’imposta alla ditta che svolge i lavori, ad un istituto finanziario o alla banca.

Come effettuare il pagamento per i lavori?

Come in occasione della detrazione del 50%, anche in questo caso le fatture vanno saldate tramite un bonifico parlante, da non confondere con un bonifico ordinario.

Il bonifico parlante in pratica riporta tutti i dati necessari per non generare confusione rispetto ad altri pagamenti ed è necessario per accedere all’ecobonus 110%. È possibile richiedere la modulistica necessaria per presentare la domanda e per la certificazione dei pagamenti presso gli uffici postali o le banche.

Perché lavorare con le frese per giunzioni

Questo semplice strumento riesce a essere particolarmente utile qualora si abbia voglia di svolgere un lavoro sul legno di perfezione e precisione e ovviamente occorre prendere in considerazione il fatto che tale strumento debba essere necessariamente scelto con grande precisione facendo in modo che il risultato finale possa essere perfetto. Scopriamo come deve essere scelto questo particolare articolo in maniera tale che il lavoro che verrà svolto sia perfetto sotto ogni ottica.

Come scegliere delle ottime frese per giunzioni

Per prima cosa occorre necessariamente valutare il tipo di lavoro che deve essere svolto, in maniera tale che si possa avere l'opportunità di ottenere il migliore dei risultati finali senza che possano esserci delle complicanze di ogni genere. Quando si deve scegliere questo tipo di strumento, occorre quindi valutare tutte le diverse tipologie di caratteristiche tecniche in maniera che il risultato possa essere realmente piacevole da toccare con mano e che si evitino delle potenziali complicane che possono avere delle ripercussioni tutt'altro che piacevoli da toccare con mano. Con le frese per giunzioni di FraiserTools ogni dettaglio potrà essere messo al posto giusto senza alcuna imprecisione.

Uno strumento potente

Per prima cosa le frese per giunzioni devono essere abbastanza potenti in maniera tale che il lavoro che viene svolto possa essere definito come piacevole sotto ogni ottica. Occorre quindi valutare attentamente ogni singolo aspetto facendo in modo che il risultato finale possa essere definito come perfetto e in grado di rispecchiare tutte le proprie esigenze. I diversi aspetti che riguardano questo tipo di strumento non sono da collegare solo ed esclusivamente alla potenza dello stesso ma, al contrario, assume la massima importanza valutare anche tanti altri aspetti in maniera tale che il lavoro svolto possa essere definito come realmente ottimale e in grado di rispondere a tutte le proprie esigenze.

La frese per giunzioni e la qualità del materiale

Per quanto riguarda il materiale che deve comporre questo strumento, la parte esterna deve essere necessariamente ergonomica e facile da tenere in mano. L'impugnatura in alcun modo deve essere sfuggente o caratterizzata da altri aspetti che potrebbero essere tutt'altro che piacevoli ma, al contrario, occorre che questo strumento si caratterizzi per essere piuttosto pratico da tenere in mano e che si possa svolgere un lavoro perfetto sotto ogni ottica. Ovviamente la qualità delle lame e dei denti rappresenta un altro tipo di aspetto che occorre necessariamente considerare, facendo quindi in modo che il risultato finale possa essere definito come piacevole sotto ogni ottica e in grado di rispecchiare tutte le proprie domande. Ecco quindi che, procedendo in questa maniera, si ha la concreta occasione di scegliere un'ottima frese per giunzioni la quale deve avere un meccanismo che permette a tutti gli effetti di regolare velocità e angolazione di lavorazione, in maniera tale che il risultato finale possa essere definito come perfetto sotto ogni punto di vista. Grazie a questo semplice aspetto si ha quindi la concreta opportunità di svolgere un lavoro piacevole e totalmente privo di difetti.

Perché sfruttare la frese per giunzioni

Grazie a questo semplice strumento è quindi possibile avere la concreta occasione di ottenere un risultato perfetto e quindi evitare di dover fronteggiare delle potenziali problematiche che possono avere delle ripercussioni negative che hanno un impatto tutt'altro che piacevole da dover fronteggiare. Ecco quindi che grazie a questo strumento si ha la concreta opportunità di migliorare ogni singolo aspetto e facendo in modo che il risultato finale possa essere in grado di soddisfare tutte le proprie esigenze, evitando quindi che ogni singolo lavoro che viene svolto possa essere ricco di difetti.

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